lunedì 7 settembre 2009

C'ero anche io in quel settembre del '79 al concerto di Patti Smith

Sarebbe da dire "io c'ero!. Ebbene lo dico, anzi lo scrivo: "io c'ero"! Ero una dei 50.000 a Firenze, il 10 settembre 1979, per quello che poi divenne il "mitico concerto" di Patti Smith. Per me, diciottenne appena diplomata, mai uscita dal paesello natio, 3500 anime, non fu solo un mitico concerto, ma anche la porta del mondo. Decisi allora, alla fine di quella incredibile avventura, di iscrivermi all'Università di Sciente Politiche di Firenze, da cui poi, me ne sarei tornata indietro solo dopo 20 anni. C'est à dire: la vita, le cose che si fanno quando è giusto farle, le esperienze, le ho fatte proprio lì.



In questi giorni ho cercato di ricordare come mai mio babbo mi lasciò andare al concerto insieme a tutto il gruppo degli amici del paese. Lui che non mi ha mai lasciato andare al Festival di Sant'Arcangelo e che mi permise di andare in campeggio solo dopo pressante opera di convincimento da parte di una serie infinita di parenti. Non lo ricordo. Forse perchè era la festa Nazionale dell'Unità? mah..può darsi! Fatto sta che partimmo sacchi a pelo in spalla. A Firenze ci aspettava Stefano, al primo anno di università. Dormimmo tutti a casa sua, credo una quindicina di persone, sdraiate sul pavimento di un piccolo monolocale in Via Laura.


Ricordo la mia curiosità, il mio stupore, la mia esplosione di libertà. Le sento ancora adesso, al solo ricordo, indelebili ed emozionanti, come fossi ancora diciottenne. Sull'autobus che ci portava a Campo di Marte allo Stadio, ho conosciuto alcuni coetanei che provenivano dalla Sardegna, provincia di Sassari se non ricordo male. Avevo una vera passione per la Sardegna, un misto di favola, tradizione, immaginario. Ora l'amo come allora, ma con cognizione di causa, per averla girata, e perchè ci abitano le mie migliori e uniche amicizie. Allora in autobus, quei ragazzi simpatici, rappresentavano tutto il mio immaginario fantastico, mi spiace che non ricordo più i nomi.


Arrivati allo Stadio con tanto anticipo ma comunque già in ritardo per i posti migliori. Eravamo davvero tanti. Da quelle tribune non si sarebbe visto nulla. Ad un certo punto qualcuno cominciò a sfondare la rete di recinsione che impediva di entrare in campo. Fu un attimo. I ragazzi sardi si precipitarono in quella direzione chiamandomi, io esitai un attimo, salutai i miei amici, forse ci demmo anche un generico appuntamento chissà, e mi fiondai in mezzo al campo di corsa.
Ricordatevi: niente telefonini! :-)





Lì, in mezzo al prato di quello Stadio che poi devastammo alimentando la solita polemica comunale, iniziò la mia Woodstock personale. A volte ricordo solamente il cielo stellato, io distesa ad ascoltare Patti che farneticava sul palco: recitava tutte le sue poesie. Poi ricordo la contestazione: l'inno americano e la bandiera stelle e strisce che sventola. Stavano già andando tutti via, ed io ed il mio nuovo amico sardo, andammo fin sotto il palco, volevo vedere più da vicino.

Poi, fu un girovagare senza meta, cullati dalla musica che ci risuonava nelle orecchie, dalla felicità di essersi conosciuti, io e il mio amico sardo. Vagammo, sicuri che avremmo trovato il centro primo o poi. Il mio primo viaggio nella notte fiorentina. Dopo di quello ce ne saranno poi tanti altri a venire.

Alla fine poi, non so come, arrivai in Via Laura. Suonai. Qualcuno mi aprì e mi mandò anche a quel paese. Non ci feci caso e cercai un posticino scavalcando corpi umani. Il giorno dopo, cioè da lì a poche ore, avevo un appuntamento in Piazza della Signoria con il mio nuovo amico per scambiarci l'indirizzo. Allora non c'erano i telefonini! :)

lunedì 24 agosto 2009

E' finito il Summer Jamboree e me lo sono goduto poco!



Non saprei da che parte cominciare. Ci sono un sacco di motivi per cui quest'anno il Summer Jamboree l'ho solo visto di sfuggita. Uno riguarda l'andazzo dell'anno in corso: crisi e cambiamenti, crisi e attese di cambiamento, crisi e nuovi progetti, crisi e false speranze. Potrei continuare all'infinito, ma credo che possa bastare.




E così sono rimasta in giro per il Summer solo giovedì incuriosita dai giovani supporter dei Coldplay, Kitty Daisy & Lewis.












Immancabile e tradizionale la cena in uno dei ristoranti ai Giardini della Rocca. Fila dappertutto ed una amica insofferente ..





Riesco a trattenerla in qualche modo, e optiamo per "Tu vuò fa' l'Americano". Una volta l'anno frittofrittofritto e bicchierone di birra è davvero libberatorio! tanto libberatorio che quando sono arrivata la Foro Annonario sti' tre incredibili ragazzini stavano all'ultimo pezzo! Peccato, ma ero contenta comunque!



Bene, approfitto di quelle tre o quattro foto che ho fatto per aggiornare il blog. Nel frattempo mi sono ricordata che in soffitta ho uno splendido cappotto anni '50 con tanto di manicotti di leopardo (vero!) (incredibile e terribile). Nononono..non è per il prossimo Winter Jamboree, io ho già dato, a Firenze negli anni '80. Pensavo di venderlo..

domenica 26 luglio 2009

Spy Numbers - Palais de Tokyo - 7


Mi sono sentita piccolina piccolina. La senzazione che ho avuto è come se fossi stata chiusa in una scatola squarciata improvvisamente..


Felix Schramm


Spy Numbers - Palais de Tokyo - 6


Insomma pare che ci sia una stazione radio che ininterrottamente scandisce una strana sequenza di numeri...2..11...58...35...23... Molto molto Lost...ahahaha..


Matt O'Dell



Spy Numbers - Palais de Tokyo - 5


Questa è forse l'opera più inquietante e suggestiva. E' l'immagine di un linciaggio a cui è stato tolto il linciato.


Ken Gonzales-Day - Tony Smith


Spy Numbers - Palais de Tokyo - 4


Si chiama Pascal Broccolichi. Questi tubi, che avevano a che fare con le navi, emettevano un suono sordo...lo so non sono una gran critica d'arte contemporanea ..:-D .. ma adoro l'arte contemporanea e il Palais de Tokyo proprio per questo. Libertà di pensare e dire e sentire tutto quello che mi passa per la testa.

Palais de Tokyo - Paris

venerdì 24 luglio 2009

Spy Numbers - Palais de Tokyo - 3


Tutti i gadgets del Mc Donald's attaccati insieme! Fantastica pazzia di Jim Shaw. L'opera si chiama Heap.